Ludik

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Cornacchie e fili d’erba

Le strade vuote, le case piene. Dagli schermi entrano gli amici, i parenti, gli amori lontani, ma pure gli sconosciuti, i famosi in crisi di astinenza, i cantanti, gli attori. Il cielo qui fuori è tornato azzurro in un istante, senza di noi, senza la nostra furiosa vitalità, senza tutto il male e tutto il bene che facevamo al mondo. Le cornacchie si posano su bordi delle fontane e altre si posano sui giornali a sussurrarci che questa sciagura ci purificherà, ricordandoci che il mondo può andare avanti perfino meglio senza di noi, con gli anatroccoli a passeggio a Firenze, i delfini nei canali di Venezia, i fili d’erba tra i sanpietrini di piazza Navona. Le scaccio perché mi sento ancora vivo, per niente purificato, per niente catartico, affatto rigenerato: mi accontenterei di essere immunizzato al più presto, per mano del destino o della scienza.

Come sarà quando potremo uscire, come saremo? Saremo felici o avremo paura, sarà facile riabbracciarci o ci avvicineremo timorosi, ci daremo un bacio sorridendo delle paure passate o un pensiero angosciato ci busserà alla porta mentre protenderemo le nostre labbra su un viso amico? Mi chiedo se la nostra socialità, le nostre abitudini, la nostra vita si riprenderanno i loro spazi senza pensarci, con la forza di ciò che è naturale, come ora fanno gli anatroccoli, i delfini, i fili d’erba. Mentre ero in fila al supermercato una signora uscendo, a pochi passi da me, stava per inciampare e cadere. Ha ripreso l’equilibrio, con le borse della spesa, appena in tempo, un attimo prima di schiantarsi, senza metterci alla prova. Ancora non lo so cosa avrei fatto io, in fila con tutti gli altri alla giusta distanza: mi sarei avvicinato d’istinto per aiutarla a rialzarsi oppure sarei rimasto fermo a pensarci, con la paura di un contagio. Non vi preoccupate, ha detto la signora incamminandosi e risparmiandoci il dilemma. Nessuno sa dirmi se l’umanità ha bisogno di tenersi allenata per non perdersi o se invece ritornerà da sola, come rimettersi in sella su una bicicletta una volta che da piccolo qualcuno ti ha insegnato a farlo.

Oggi l’amore per tanti di noi è non toccarsi, restare lontani, guardarsi in silenzio, tranne per chi ama l’umanità del proprio lavoro spesso dandogli in pegno la propria vita, come i medici, gli infermieri, i ricercatori. Anche l’odio fa fatica a venire fuori, perché non trova un nemico chiaro su cui concentrarsi, un colpevole di cui illudersi stabilmente, ma quella è solo questione di tempo. Il potere ci tiene allenati alla guerra tra poveri, spingendoci a sorvegliare e punire il nostro prossimo, nominandoci soldati con la mascherina sui nostri balconi mentre i generali che stanno ai posti di comando sperano di distrarci dalle loro colpe e incapacità. Abusata e ingannevole è la domanda su come ci cambierà questa pandemia. Migliori i migliori, peggiori i peggiori, con la differenza che chi siamo pensavamo di saperlo ma lo scopriamo ora.

coronavirus

Avatar Luca Di Ciaccio • 5 Aprile 2020


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