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Sogni in quarantena

PRIMO SOGNO. Sono a casa a Gaeta e ho in mano una busta delle analisi dove c’è scritto che sono positivo al coronavirus. Sono spaventato perché so che nel giro di poco verranno a prendermi. Esco di casa e indosso una sciarpa enorme e un cappello per non farmi riconoscere perché in paese tutti già sanno che io sono positivo. In piazza della Libertà entro in un negozio dove ci sono mia madre e mio padre che, nel sogno, gestiscono una specie di merceria. Mia madre appena mi vede entrare mi fa cenno di andare via e di nascondermi, anche lei spaventata che qualcuno possa riconoscermi. Invece di andare a casa passa Emanuele alla guida di un’auto modello spider e salgo con lui a farmi un giro su un lungomare indefinito e desolato che potrebbe essere quello di Cervia o di Torvaianica.

SECONDO SOGNO. Sulla terrazza condominiale di casa mia a Roma sono in fila per votare alle elezioni. Scopro che si tratta di elezioni europee. Il seggio è in uno stanzone dove, nella realtà, ci sono le valvole dell’acqua e dove in passato si tenevano le assemblee di condominio. Per votare non mi viene consegnata una scheda elettorale ma una specie di quadernone, tipo album delle figurine Panini, dove su ogni pagina ci sono due colonne con un elenco fitto fitto di nomi, tutti sconosciuti. Ogni pagina è l’elenco dei candidati di un partito ma su nessuna pagina c’è scritto il simbolo o il nome del partito. Solo elenchi di nomi, tutti sconosciuti. Vado nel panico perché non so come votare, non riesco a trovare il partito e non conosco nessuno.

TERZO SOGNO. Cesenatico, sulla sponda sinistra del porto canale, sono seduto a una lunga tavolata e riconosco vari amici di fronte a me. È giorno ed è estate. Sono alla destra dell’ospite d’onore di questo pranzo, che nel sogno è il Mullah Omar, leader dei talebani in Afghanistan ucciso dagli americani un po’ di anni fa. Sono anche un po’ preoccupato perché è estate e davanti a noi, sul porto canale di Cesenatico, passano varie ragazze in costume che potrebbero turbare il nostro barbuto ospite che immagino di costumi un po’ rigidi. Ma a lui non sembra importare molto. Converso con lui in un inglese stentato. A quanto pare, nel sogno, il Mullah Omar è interessato a sapere soltanto una cosa: quando ricomincerà il campionato di calcio in Italia?

QUARTO SOGNO. Casa a Roma, anche se con i corridoi un po’ scombinati. Mi alzo una mattina e scopro che il balcone, che nel sogno è un po’ più grande che nella realtà, è crollato. È precipitato il balcone del piano di sopra che si è portato via il mio che si è trascinato pure quello del piano di sotto. Sto per uscire su quello spuntone di cemento che l’unica cosa che resta del vecchio balcone e mi fermo sentendo la vertigine del vuoto. Mi dico tra me e me: stavolta l’amministratore dovrà intervenire per forza.

QUINTO SOGNO. Sono in un grande albergo dove incontro svariate persone con cui mi è capitato di lavorare negli anni passati. L’albergo affaccia sulla spiaggia. Saluto un vecchio amico autore televisivo, mi dice che stanno girando una fiction. Poi me ne vado nella mia stanza, non è una classica camera d’albergo sembra più il monolocale di un residence. Ho un cucinino e della cicoria avanzata in frigo. Molto disordine, sensazione di disappunto, ma questo albergo non era un quattro stelle? Mi chiamano, scendo due o tre piani di sotto. Mi trovo in un enorme appartamento, un salone enorme e finemente arredato, collegato a una stanza rivestita di pietra nuda dove c’è un enorme piscina riscaldata. Mi dicono di sedermi su una poltrona, stanno girando una scena e io devo fare la comparsa. Tra me e me penso: certo che con una casa così è un piacere passare la quarantena.

Avatar Luca Di Ciaccio • 30 Aprile 2020


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