Ludik

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Risvegli post-quarantena

Primo NON sogno della fase 2. Attraverso in bicicletta il centro di Roma, sembra di stare in una domenica d’agosto degli anni cinquanta. Gli uffici e i negozi chiusi, qualche bar aperto con il titolare appoggiato sulla porta, mentre fuma una sigaretta e si guarda attorno, rade automobili, ragazze che pedalano. In un vicolo di Trastevere c’è una vecchia seduta fuori al portone con una vecchia radiolina, tra i palazzi rimbomba Guapparia di Mario Merola. Saluto un’amica affacciata alla finestra, lascio un giornaletto di Topolino per il bimbo nella buca della lettere. Piazza Navona sembra una piazza di paese: signore sedute che chiacchierano sulle panche di marmo, bambini che giocano tra i marmi del Bernini, uomini che leggono il giornale, una macchina dei carabinieri che gira in tondo, il gomito in divisa che sporge dal finestrino. Dai portoni delle poche chiese aperte si intravedono sagome di suore in preghiera. Entro al bar Giolitti, chiedo se si può avere un gelato. Hanno solo pochi gusti, il barista dice che la legge non permette di fare coni ma solo coppette e che hanno pochi gusti. Ordino pistacchio, zabaione, cioccolato e panna. La signora dietro al banco con aria carbonara mi dice: tenga, ci metta questa veletta di carta sopra quando esce, e non dimentichi il cucchiaino. Entrano due carabinieri, scambio di sguardi nel locale, poi uno dei due dice: “Volevamo solo un caffè”.

Avatar Luca Di Ciaccio • 7 Maggio 2020


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